GLI ORCHI
capitolo I
I
BARBARI DELLE STEPPE
La civiltà degli orchi (autodefinitisi come Kvoradroshk o
“stirpe draconica”) si sviluppò nella regione centro-occidentale di Nestrian,
dapprima nelle grandi steppe per poi avvicinarsi ai pendii della catena
montuosa dell’Endragmorddrhe (le “scaglie del primo drago”) che taglia trasversalmente tutto il continente.
I primi insediamenti
orcheschi erano villaggi di agricoltori e pastori, che sopravvivevano grazie
all’agricoltura e alla transumanza, oltre all’allevamento dei principali
animali domestici per latte, uova, lana e carne. A dispetto però dell’economia fondamentalmente
stanziale, i primi clan orcheschi erano molto spesso in guerra tra loro, in
frequenti conflitti interni per la sottomissione e l’inglobamento dei clan più
deboli: la cultura militare orchesca che è sopravvissuta sino ai giorni nostri
è il lascito di questo passato barbaro, che ha segnato le basi per il governo e
la politica fortemente militarizzati dei regnanti orcheschi.
Delineati i clan
più forti, gli insediamenti divennero sempre più completi, autosufficienti e
sempre più fortificati; incominciarono a comparire le prime botteghe e
laboratori artigianali per la lavorazione dei metalli. La nascita delle prime
città, situate nelle Piane di Kröohneghard e nel fertile Bassopiano
dell’Ohtüunhesohrg (traducibile con fertilità/abbondanza) pone così fine ad un periodo di belligeranza continua e lotte fratricide,
gettando le basi delle prime rudimentali forme di diplomazia: ogni clan educa
ed utilizza i propri ambasciatori e notabili per missioni diplomatiche presso
le roccaforti dei clan avversari al fine di proporre trattati, firmare accordi
commerciali o instaurare paci più o meno durature.
La forte natalità degli
orchi (circa 15-20 figli per famiglia) spinse i clan più a nord ad
intraprendere una migrazione volontaria oltre le montagne dell’Endragmorddrhe, esponendosi così a
pericoli ignoti e a lande sempre più fredde e all’apparenza inospitali: una
sfida comunque ben accetta per un popolo guerriero.
Il superamento delle montagne attraverso le caverne sotterranee che collegavano i due versanti non era un sentiero percorribile, dati i molti pericoli naturali (abissi senza fondo, mostri, oscurità impenetrabile e fiumi sotterranei dalle correnti impetuose), preferendo così il passaggio per gli innevati valichi e passi montani, alcuni dei quali abbastanza agevoli anche per i carri.
Il superamento delle montagne attraverso le caverne sotterranee che collegavano i due versanti non era un sentiero percorribile, dati i molti pericoli naturali (abissi senza fondo, mostri, oscurità impenetrabile e fiumi sotterranei dalle correnti impetuose), preferendo così il passaggio per gli innevati valichi e passi montani, alcuni dei quali abbastanza agevoli anche per i carri.
Lasciate alle
spalle le montagne, ormai domate, ciò che si parò davanti agli orchi migranti era
una terra pianeggiante e fredda ma ricca di vita, una vita che si era temprata
per resistere al clima rigido, con una vegetazione aspra e dura quanto la fauna
locale: tribù senza legge di gnoll, orsi, lupi, renne e bisonti dal folto pelo.
Gli orchi, già rinomati cavalieri nelle steppe centrali, trovarono qui una
razza di cavalli imponente, robusta e selvaggia, che diverrà la loro principale
cavalcatura nel corso dei secoli, ancora oggi venduta a peso d’oro nei principali
mercati Cail’hin: gli orchi li chiamarono Kenneren, le Furie.
Il primo
avamposto fondato dagli orchi fu Dragvarosk, alle pendici delle montagne dove i
vari clan si riunivano in consiglio per decidere in merito all’espansione sul
territorio. In queste terre mai toccate da mano civilizzata (ribattezzate Lahnèdaa-Frodherosk, pianure dell’inverno”), la lotta per la
sopravvivenza era quotidiana: i primi insediamenti avevano baricentro nel
grande salone del capo-clan attorno al quale ruotava la vita dell’intero
villaggio, circondato da alte palizzate di duro legno nordico.
I villaggi erano
nei primi tempi mira di tribù nordiche di gnoll, accompagnati dai fidati lupi
crudeli, utilizzati come cavalcature e come mastini da guerra. La guerra tra
orchi e gnoll proseguì per anni, fino a che l’unione di sette clan permise
l’annientamento delle forze nemiche in campo aperto, cacciandole verso est, oltre il massiccio dello Yismordk (“monti della madre”). .
Intanto gli orchi rimasti al di qua delle montagne scoprirono i primi insediamenti umani, non
più che capanne e villaggi isolati. Incuriositi più che sfidati da questa nuova
forma di vita senziente, gli orchi instaurarono un rapporto paterno con gli
umani, insegnando loro come lavorare legno e pietra, il ciclo delle stagioni e
dei raccolti, rudimenti di pastorizia e tecniche militari di base. Gli uomini imparavano
in fretta, e in breve tempo mostrarono una capacità di pensiero aliena agli
orchi.
È in questo periodo di pace che gli umani fondarono le prime città-stato,
castelli e roccaforti a guardia e a capo di interi feudi, abitati da contadini,
agricoltori e allevatori. Gli orchi a nord, invece, non erano ancora coscienti
del contatto con gli uomini, se non tramite scambi di informazioni frammentarie
presso i valichi. In questo periodo i clan si suddivisero il territorio attraverso
sanguinose battaglie fratricide (non avendo più un nemico comune da combattere)
per la conquista di ogni possibile risorsa, con Dragvarosk come unico porto
franco per coloro che non se la sentivano più di combattere o necessitavano di
riposo.
È nella stessa Dragvarosk che ogni anno si teneva l’assemblea dei clan,
per decidere su interventi che interessavano l’intero popolo, come per esempio
il fronte comune contro gli gnoll, aiutati dai troll delle pianure. Terminata
la guerra, gli orchi si resero nuovamente conto che l’unione delle forze era
più valida delle continue lotte intestine.
Lo sfogo del loro spirito
battagliero non poteva quindi che concentrarsi di nuovo verso il centro del
continente, oltre le montagne da cui erano venuti. È in questo periodo che gli
orchi del nord perfezionarono la metallurgia e incominciarono ad esplorare le
caverne vicino a Dragvarosk: pur non raggiungendo mai l’apice tecnico dei nani,
la città incominciò ad ampliarsi sotto le montagne, in saloni e corridoi
naturali, austeri e grezzi, in pure stile orchesco, senza i fronzoli e gli
orpelli nanici.
continua...
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