domenica 6 gennaio 2013

Nestrian - Gli Orchi I




 

GLI ORCHI

capitolo I



I BARBARI DELLE STEPPE

La civiltà degli orchi (autodefinitisi come Kvoradroshk o “stirpe draconica”) si sviluppò nella regione centro-occidentale di Nestrian, dapprima nelle grandi steppe per poi avvicinarsi ai pendii della catena montuosa dell’Endragmorddrhe (le “scaglie del primo drago”) che taglia trasversalmente tutto il continente.
I primi insediamenti orcheschi erano villaggi di agricoltori e pastori, che sopravvivevano grazie all’agricoltura e alla transumanza, oltre all’allevamento dei principali animali domestici per latte, uova, lana e carne. A dispetto però dell’economia fondamentalmente stanziale, i primi clan orcheschi erano molto spesso in guerra tra loro, in frequenti conflitti interni per la sottomissione e l’inglobamento dei clan più deboli: la cultura militare orchesca che è sopravvissuta sino ai giorni nostri è il lascito di questo passato barbaro, che ha segnato le basi per il governo e la politica fortemente militarizzati dei regnanti orcheschi. 

Delineati i clan più forti, gli insediamenti divennero sempre più completi, autosufficienti e sempre più fortificati; incominciarono a comparire le prime botteghe e laboratori artigianali per la lavorazione dei metalli. La nascita delle prime città, situate nelle Piane di Kröohneghard e nel fertile Bassopiano dell’Ohtüunhesohrg (traducibile con fertilità/abbondanza) pone così fine ad un periodo di belligeranza continua e lotte fratricide, gettando le basi delle prime rudimentali forme di diplomazia: ogni clan educa ed utilizza i propri ambasciatori e notabili per missioni diplomatiche presso le roccaforti dei clan avversari al fine di proporre trattati, firmare accordi commerciali o instaurare paci più o meno durature.
La forte natalità degli orchi (circa 15-20 figli per famiglia) spinse i clan più a nord ad intraprendere una migrazione volontaria oltre le montagne dell’Endragmorddrhe, esponendosi così a pericoli ignoti e a lande sempre più fredde e all’apparenza inospitali: una sfida comunque ben accetta per un popolo guerriero.
Il superamento delle montagne attraverso le caverne sotterranee che collegavano i due versanti non era un sentiero percorribile, dati i molti pericoli naturali (abissi senza fondo, mostri, oscurità impenetrabile e fiumi sotterranei dalle correnti impetuose), preferendo così il passaggio per gli innevati valichi e passi montani, alcuni dei quali abbastanza agevoli anche per i carri. 

Lasciate alle spalle le montagne, ormai domate, ciò che si parò davanti agli orchi migranti era una terra pianeggiante e fredda ma ricca di vita, una vita che si era temprata per resistere al clima rigido, con una vegetazione aspra e dura quanto la fauna locale: tribù senza legge di gnoll, orsi, lupi, renne e bisonti dal folto pelo. 
Gli orchi, già rinomati cavalieri nelle steppe centrali, trovarono qui una razza di cavalli imponente, robusta e selvaggia, che diverrà la loro principale cavalcatura nel corso dei secoli, ancora oggi venduta a peso d’oro nei principali mercati Cail’hin: gli orchi li chiamarono Kenneren, le Furie.

Il primo avamposto fondato dagli orchi fu Dragvarosk, alle pendici delle montagne dove i vari clan si riunivano in consiglio per decidere in merito all’espansione sul territorio. In queste terre mai toccate da mano civilizzata (ribattezzate Lahnèdaa-Frodherosk, pianure dell’inverno”), la lotta per la sopravvivenza era quotidiana: i primi insediamenti avevano baricentro nel grande salone del capo-clan attorno al quale ruotava la vita dell’intero villaggio, circondato da alte palizzate di duro legno nordico.

I villaggi erano nei primi tempi mira di tribù nordiche di gnoll, accompagnati dai fidati lupi crudeli, utilizzati come cavalcature e come mastini da guerra. La guerra tra orchi e gnoll proseguì per anni, fino a che l’unione di sette clan permise l’annientamento delle forze nemiche in campo aperto, cacciandole verso est, oltre il massiccio dello Yismordk (“monti della madre”). . Intanto gli orchi rimasti al di qua delle montagne  scoprirono i primi insediamenti umani, non più che capanne e villaggi isolati. Incuriositi più che sfidati da questa nuova forma di vita senziente, gli orchi instaurarono un rapporto paterno con gli umani, insegnando loro come lavorare legno e pietra, il ciclo delle stagioni e dei raccolti, rudimenti di pastorizia e tecniche militari di base. Gli uomini imparavano in fretta, e in breve tempo mostrarono una capacità di pensiero aliena agli orchi.

È in questo periodo di pace che gli umani fondarono le prime città-stato, castelli e roccaforti a guardia e a capo di interi feudi, abitati da contadini, agricoltori e allevatori. Gli orchi a nord, invece, non erano ancora coscienti del contatto con gli uomini, se non tramite scambi di informazioni frammentarie presso i valichi. In questo periodo i clan si suddivisero il territorio attraverso sanguinose battaglie fratricide (non avendo più un nemico comune da combattere) per la conquista di ogni possibile risorsa, con Dragvarosk come unico porto franco per coloro che non se la sentivano più di combattere o necessitavano di riposo. 

È nella stessa Dragvarosk che ogni anno si teneva l’assemblea dei clan, per decidere su interventi che interessavano l’intero popolo, come per esempio il fronte comune contro gli gnoll, aiutati dai troll delle pianure. Terminata la guerra, gli orchi si resero nuovamente conto che l’unione delle forze era più valida delle continue lotte intestine. 
Lo sfogo del loro spirito battagliero non poteva quindi che concentrarsi di nuovo verso il centro del continente, oltre le montagne da cui erano venuti. È in questo periodo che gli orchi del nord perfezionarono la metallurgia e incominciarono ad esplorare le caverne vicino a Dragvarosk: pur non raggiungendo mai l’apice tecnico dei nani, la città incominciò ad ampliarsi sotto le montagne, in saloni e corridoi naturali, austeri e grezzi, in pure stile orchesco, senza i fronzoli e gli orpelli nanici. 






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